E’ stato tanto tempo fa. L’ultima volta che mi sono sentita nel modo in cui mi sento ora. Emozionata, sorridente, persino serena direi. PErchè la vita, realmente, non smette mai di stupirti se le concedi un pò di fiducia.

Avrei tanto da raccontare, ancora, ma mi limiterò a dire che anche i Carabinieri mi sorridono. Un anno fa a Milano ho perduto la mia carta di identità. Ieri, a Roma è stata ritrovata. Non so che percorso abbia fatto… forse lo stesso che ho fatto io, per perdermi del tutto e poi ritrovarmi c0sì.

Parlare ieri con la mia Vale è stato decisamente liberatorio. Mi mancavano delle chiacchiere così in semplicità. E allora mi sono chiesta quale strada io stia percorrendo in questa situazione, in questo momento di vita. In cui le cose capitano e io non me lo aspetto. In cui le persone arrivano e passano e io lascio che loro lascino un segno (permettete il gioco di parole).E’ vero che sono giorni di grande carica, forse per le novità, forse perché intuisco che cosa sta cambiando dentro di me. E’ vero anche che sono molto stanca. Molto. Che non ho più niente da dare a lui. Che qualche cosa si è sfilacciato. E continua a farlo giorno dopo giorno, un po’ per volta. Ed è vero che non fa più male. E’ vero che la cosa complicata non è realmente dirsi addio. Dentro di me l’ho già detto. E’ applicarlo giorno dopo giorno. E’ il distacco. E’ vivere una fine in cui credo, ma che comunque, dopo cinque anni, ti lascia sempre con un po’ di amaro in bocca. Vorrei provare la gioia che si sente quando ci si lascia amare. Non quando si ama a senso unico. Vorrei provare la serena sensazione che si prova ad addormentarsi senza la paura che sia tutto un sogno. Che domani finisca tutto e io, ancora una volta, abbia creduto nel niente. Vorrei specchiarmi in un paio di occhi e vedere. Non intuire, ma vedere. E questo è quello che è accaduto qualche sera fa. Non ho avuto paura di guardare negli occhi questo Piccolo Principe venuto dal deserto. Sarà un istante che non dimenticherò mai, per tutta la vita. Quel tuffo al cuore improvviso, magico, inaspettato, incredibilmente reale. Quegli occhi che si sono posati dentro ai miei con la semplicità di chi si sente solo se stesso. La richiesta di non andare alla cena programmata per uscire insieme, il giorno dopo, e conoscersi un po’. Le mani che si sfiorano, i visi che si avvicinano per sentirsi durante un concerto che difficilmente scorderò. Quel naso all’insù per guardare le stelle e avere una colonna sonora. Stramba, assurda, ma una colonna sonora.  

E oggi, a distanza di qualche giorno, di qualche messaggio e di tanta paura che tutto finisca prima ancora di essere iniziato, sento ancora le farfalle nello stomaco, la voglia di cantare, di sorridere, di un sorriso ebete sul viso e un’aria svagata che non ho mai avuto in 27 anni di vita. Non ho mai provato quello che sto provando in questo momento. Non so cosa sia, non so come si chiami. Non so cosa sia la normalità di una storia che può nascere nella maniera più semplice del mondo. Mi sento impacciata, stordita, fuori dal mondo. Mi sento confusa e felice. Vorrei aver colpito questo Piccolo Principe anche solo la metà di quanto questo Piccolo Principe abbia colpito me. E con una voce che è un filo, incrocio le dita e guardo avanti. Come dice Mario Venuti… “metto a ferro e fuoco anche il destino se ha voluto darmi tanto non me lo toglierà…”

E notte sia sulla città
chiudi il tuo bar
e corri a rimirar le stelle
contando i passi.

Un, due e tre,
lontan da qui,
sogno strade ancora bianche
da colorar come se
non ci fosse stato
piede di altro uomo mai.

In volo mi alzerei
con ali di cera.

E metti via
la tua lealtà,
conforme a chi non sa,
ti scagli già
contro le stelle
gettando sassi.

Un, due e tre,
le colpirò
vorrei poterle non veder più
ancor brillar come se
non ci fosse altrove
niente di più bello ormai.

In volo mi alzerei
con ali di cera
e da lassù ti guarderei
ma non ritornerei.

Vi maledico stelle
mentre cadete giù,
portate via i miei sogni
e non ritornate più.

Ci sono stati giorni tremendamente sconvolgenti nella mia vita, fatti di cose che non ti aspetti possano accadere più. E invece accadono. E ti stravolgono la vita senza che tu possa fare niente, assolutamente niente, per cambiare il corso degli eventi. Succede che una serata sulla spiaggia si trasformi nella chiave di volta di emozioni, sensazioni, occhi che si incrociano e si scrutano. Perchè quando senti tanto parlare di una persona senza sapere nemmeno come sia fatta, e poi te la ritrovi davanti in carne e ossa, qualche cosa succede. Sempre.

E allora sono occhi, sorrisi, piccole rughe attorno allo sguardo che sembrano aprire un mondo nuovo. E’ un male allo stomaco perenne da qualche giorno a questa parte. E’ sentire la testa fra le nuvole e la musica dentro che non si ferma mai. E’ sorridere anche al barista e non capire per quale ragione. E’ un concerto a Villa Ada che si trasforma in una notte perfetta. Una notte in cui, non riesci a capacitarti di come sia possibile, ma un perfetto sconosciuto che ha rapito ogni emozione senza chiederne il permesso, viene a cena a casa tua, chiama “papà” tuo padre con una semplicità che quasi è disarmante. Sfiora le tue mani, cerca un contatto sincero e privo di malizia. Accetta una birra, racconta di se’.

Qualcuno una volta mi disse che prima o poi avrei incontrato qualcuno capace di stravolgermi la vita. Qualcuno che mi avrebbe fatto provare delle emozioni diverse da tutte le altre emozioni. Qualcuno che non avrebbe chiesto permesso, ma che sarebbe entrato a buon diritto nelle mie giornate e le avrebbe rese diverse da quell’istante in poi. Che quell’istante me lo ricordo. L’ho guardato, prima ancora di sapere chi fosse e mi sono detta “quello è pericoloso… Dimmi che non è lui perchè sennò sono fregata”.

E si. Penso di essere fregata.

Ora io non so cosa succederà, se effettivamente qualche cosa succederà. Io lo vorrei tanto, tanto davvero. Perchè al di là di tutto ho conosciuto una persona che penso sia speciale, e le persone speciali non si possono lasciare andar via. Mi sento un pò l’Aviatore, che in mezzo al deserto incontra un Piccolo Principe che gli cambia la vita. Benvenuto nel mio deserto, Piccolo Principe.

Serata carina, quella di ieri sera al Singita di Fregene. Che detta così pare che io sia una modaiola che frequenta posti esclusivi. Lo ammetto: non c’ero mai stata e forse è stato proprio il fattore novità a farmi apprezzare di più il luogo. Tramonto fantastico, reso ancora più meraviglioso dal suonatore di gong che sottolineava l’immersione del sole nell’acqua (potrebbe essere un valido lavoro per il futuro in effetti). Ho rivisto alcuni ex-colleghi di dove lavoravo prima. Qualcuno non mi ha riconosciuta (in meno di un anno sono così cambiata?); quello che mi ha stupita è che sentivo i loro discorsi, i racconti degli europei, delle cose che accadono quotidianamente in quell’ufficio, e provavo una strana sensazione.

Da una parte sentivo quelle cose lontane anni luce da me e pensavo “ehy Giulia… ti rendi conto che non ti riguardano più? Che non ti toccano più? Che puoi guardare quell’uomo - c’era anche il mio ex capo - e non averne più timore?” Da una parte pensavo “sarebbero comunque ancora dei gran colleghi di lavoro”. Ma è andata bene così. Serata piacevole, gente piacevole, cena che in effetti è stata un digiuno. Ma va bene anche quello.

La nota folkloristica della serata è stata incontrare assolutamente per caso, vicino viale Parioli, A., che quasi stramazzava quando si è reso conto chi aveva accanto in macchina. Ci siamo fermati a chiacchierare, e lui era assolutamente… Incredulo (per la verità anche io, mio fratello e mia cognata). Sono scattati gli sms subito dopo e… Bhè, sono stata fiera di me! Del fatto che fino ad un anno e mezzo fa avrei fatto carte false perchè mi guardasse come mi guardava ieri, mentre ora… So che è stato decisamente meglio così. Mio caro A. : hai perduto il treno, non penso proprio che ripasserà. Ora sai cosa ti sei perso. Lo hai visto con i tuoi occhi ieri sera, quando non eri assolutamente pronto. E che ora mi baceresti per ore…. Bhè, non fa assolutamente più differenza per me..

Come direbbe qualcuno… Sei solo chiacchiere e distintivo!

Va bene: in realtà cercavo una canzone che avesse nel testo “acquistare”, “comprare” o “buy” e questa è la prima che mi è venuta in mente.  Il tutto, per dire che ieri mi sono goduta un pò i saldi e ho fatto acquisti. Non ho preso molte cose, ma sono ugualmente soddisfatta. Ho preso, nell’ordine:

- 1 paio di jeans da h&m (pare che mi siano stati dipinti addosso… E soprattutto ho preso la taglia 27 :P alla quale, comunque, dovrei fare l’orlo… Ok, non si può avere tutto dalla vita)
- 1 maglia a fiori da h&m (la taglia è per 11-12 anni…. sigh…. sob…); carina, estiva e fresca.
- 1 maglia arancio da Zara, che porto addosso questa mattina, e che mi piace decisamente molto, sia per taglio che per colore.
- 1 paio di sandali rossi (*___*), acquistati sotto il mio ufficio in un negozio geniale che si chiama Giù e Ga’ (ok… lo ammetto… ho preso il numero 35).

Ogni tanto qualche frivolezza ci sta tutta…. No?

Che questo fatto di mettere come titolo ai post dei pezzi di canzoni è davvero una figata. Cioè, mi piace, mi fa sentire immersa nella musica anche quando la mia testa dovrebbe essere concentrata sul lavoro che sto facendo. Ma l’estate è inoltrata, il cielo è azzurro e l’aria è fresca (strano, ma vero) e quindi penso sia normale avere proprio la testa in un’altra direzione.

L’esperienza del campo, poi, ha donato nuove prospettive alla mia vita, nuova voglia di fare e nuovi pensieri su cui potermi concentrare. In un certo senso il mio cuore è come se avesse trovato pace, come se fosse tornato a casa, ed era proprio “a casa” che aveva bisogno di andare per rendersene conto. Ho trascorso un anno e mezzo come se mi sentissi in bilico, coi sentimenti, con le emozioni, con quello che cercavo e mi sembrava di non trovare. Adesso è tutto decisamente più chiaro. Adesso so che la mia vita è piena di amore, che si manifesta sotto aspetti che non pensavo possibili, che possono essere fraintendibili, ma che mi rendono la persona che sono. Ho degli amici meravigliosi, ho degli angeli che amerò sempre un pochino, dopo averli amati tanto.

Perchè si, ora sono consapevole di essermi innamorata di lui ma di avere superato anche questa cosa, e che ora il mio cuore è libero di volergli bene come è giusto che sia. Una parte di me gli apparterrà per sempre, ma va bene così. Sono consapevole che sono felice di aver vissuto anche questa cosa, ma adesso, quando lo guardo negli occhi, vedo qualcuno che mi fa battere il cuore perchè è speciale. Non perchè desidero che il mio futuro sia con lui. O meglio: desidero che lui ci sia nel mio futuro, perchè non saprei immaginarmi senza. Adesso che c’è. Ma so anche che non sarà il mio compagno. Lui, il Sognatore.  E’ così che lo chiamerò da oggi in poi; in effetti cercavo un buon soprannome, e credo che non ce ne sia di più azzeccati.

So che il mio cuore, quello della vita, quello del futuro e dei sogni appartiene al mio Piccolo Diavolo, ed in questa fase, dopo l’orrenda tempesta che ha rimesso in gioco ogni carta e sconvolto ogni equilibrio, so come affrontare tutto. Lo so, è come se tutto fosse chiaro. Per ora mi godo questa sorta di stato di grazia in cui mi sto crogiolando.

Non sono morta, non sono sparita. Ho solo staccato la spina, in realtà per una settimana, da questo blog per qualche giorno. Avevo bisogno di ritrovare molte cose di me, di trovare le parole adatte per esprimere quello che ho dentro, per dare un senso a tutte le cose che sono accadute in queste settimane. Ho amato, ho pianto, ho abbracciato e sono stata abbracciata, ho passeggiato mano nella mano, ho ricevuto dei regali bellissimi. Ho scalato una montagna, ho fatto la brace sul fuoco, mi sono specchiata negli occhi di 30 ragazzi quattordicenni. Ho ripreso in mano la chitarra e cantato senza paura di giudizio alcuno. Mi sono sentita libera, amata, protetta e accolta.

Mi sono messa in gioco e ho deciso di cambiare il motorino. Ho la pelle abbronzata dal sole e il cuore pieno di speranza per il futuro. Ho negli occhi il meraviglioso paesaggio di Santa Lucia. Ligabue canta: “ho ancora la forza”. Io posso dire di averla ritrovata, anche se in una settimana ho dormito pochissimo. Ma ho riso con un cuore talmente libero e sereno che ha compensato la stanchezza e il nervosismo che da essa deriva. Ho conosciuto delle persone meravigliose e semplici, ho condiviso nuovamente un luogo con qualcuno di speciale. Per metà si è avverato un piccolo sogno che mi portavo dentro da tanto tempo.

Santa Lucia è stata ancora una fascia verde per i capelli, è stata un fuoco che splende nella notte e un cielo stellato da togliere il fiato.

eccoci qui...

Santa Lucia è un pò come la “Perla Nera” di Jack Sparrow, è come un posto dove ritrovarsi quando ci si sente perduti. E oggi, che ho riacquistato la mia routine con l’ufficio, la sveglia, le cose da fare quotidianamente, mi sento meglio. Non so chi ringraziare: io una mezza idea ce l’ho, e spero di non sbagliare.

Sono tornata, e sono tornata in grandissima forma!

Lo so… l’argomento di questo post sarà un pò macabro, ma quando accadono certe cose strane c’è bisogno di parlarne, di scriverne, per capire, per tirare fuori le proprie emozioni. Ieri mia mamma, con i suoi zii, sono andati al Verano, cimitero monumentale di Roma, per effettuare le operazioni per la riduzione delle salme nella tomba di famiglia. Non è che qualcuno di noi abbia proprio intenzione di morire, ma è anche vero che alcuni zii di mamma hanno passato da qualche anno i 90 (e vi giuro che a vederli non lo direste nemmeno lontanamente), e quindi un certo brivido sulla schiena lo avvertono. Così, con grande emozione e paura e un misto di sentimenti che non si possono spiegare mia mamma è andata. Ora… Per ridurre le salme di una tomba è necessario… Vederne le condizioni, e quindi, di fatto, riesumare i corpi o ciò che di loro ne rimane. E’ questo il punto. Cosa dovrebbe rimanere di un corpo sepolto oltre sessanta anni fa, in questo caso, il corpo della mia bis-nonna? In teoria… Praticamente nulla.

Capirete la sorpresa, lo stupore, la paura, il colpo quando invece si sono ritrovati davanti un corpo PERFETTAMENTE INTATTO. E quando dico intatto, intendo proprio dire intatto, con ancora i vestiti, le unghie, i capelli. Perfettamente conservato. Come se fosse stato seppellito il giorno prima.

E ciò… Mi sconvolge…. e mi lascia proprio senza parole….

E penso che davvero, nonostante sia molto dura, la vita va avanti. Penso che sia venuto il momento di dare spazio alle cose più piccole e di ricominciare da quelle. Esempi? Le prove del saggio di danza, con delle bimbe piccole piccole che si fanno aiutare per vestirsi, per mettersi le scarpe, per entrare in scena quando è il momento. Mio nipote di quasi quattro anni, che mi viene a prendere con un sorriso da un orecchio all’altro e mi tende la mano. L’altro mio nipote, che non ha nemmeno due mesi e già ti guarda come per dire “ehy… cosa pensi di fare senza di me?”.

Questa mattina mi sono svegliata che c’era il sole, mi sono presa cura di me con una doccia interminabile, con le creme e con il trucco, perchè non potevo più guardarmi allo specchio e non riconoscermi. Sono uscita presto, ho preso il caffè al bar dove il barista (peraltro molto molto carino) mi ha chiesto come stavo… Che anche lui avesse notato qualche cosa? E si… Ho sorriso. E mi sono resa conto che, forse, posso farcela.

Sarà dura, difficile e ci saranno mille momenti di profondo sconforto. Ma ce la farò. Lo prometto. Lo giuro su me stessa che ce la farò.

La verità nelle parole di due persone che si amano, si misura con la loro voglia di abbracciarsi. Ecco qua che mi capita di leggere questa frase e mi vengono in mente miliardi di cose, miliardi di immagini, miliardi di emozioni vissute.

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